Il progetto Native Quartet
Native Quartet, letteralmente quartetto natio, o quartetto nativo ... ma non si tratta di una band tribale. In effetti l’appellativo Native Quartet può suonare piuttosto insolito per un quartetto italiano che propone musica jazz. In questo caso il termine Native esprime più un'intenzione, che è quella di esporre la propria musica in modo naturale, istintivo, (possibilmente) non ostentato, come risultato del background musicale acquisito dai singoli musicisti e dall’interplay che ne scaturisce ad ogni concerto. Per perseguire questa intenzione era necessario staccarsi almeno in parte dalla classica struttura dei brani jazz, cioè tema iniziale, solo di sax, solo di piano, eventuali soli di basso e batteria, tema finale. Era necessario avere una serie di grooves e situazioni diverse fra loro, sulle quali decidere se intervenire singolarmente, collettivamente, o semplicemente lasciar scorrere;
ma allo stesso tempo occorrevano frequenti cambi di atmosfera, degli appuntamenti fissi che obbligassero a mantenere le varie parti contenute senza timore di dilungarsi troppo. E' stata perciò creata una fitta rete di composizioni originali, intrecci ritmici, polimetrie, cambi di atmosfera, ed i vari movimenti sono stati raggruppati in quelle che sono state scherzosamente definite "sinfonie". Il disco contiene sette sinfonie ed ogni sinfonia è a sua volta composta da due, tre o quattro movimenti. Una nota curiosa è che tutte le composizioni (ad eccezione di Silky Way, Trottolotto e African) sono nate una dopo l’altra nel giro di pochissimi giorni, nei torridi pomeriggi dell’agosto 2005.

Claudio Giovagnoli